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la prossima "tramafumosa" è rimandata a Giovedì 1 Novembre
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Cieli...
Rotondi, alti e rosa su una Roma casuale;
grigio-bianchi ,striati in parallele, sconfinati
- rotta la desolazione dalla memoria di antichi segnali da una torre all'altra -,
alzati su binari e cabine deserte
e un mare operoso, d'autunno, sulle coste adriatiche;
di un inesorabile azzurro sulle Eolie;
gonfi di pioggia, tra allegre schiarite propizie alla raccolta dei funghi
e alla costruzione di capanne, sui laghi;
foschi di lampi e tuoni sull'Appennino, a indurre atti d'amore
o,chissà, di sfida
- imperversava, giunto fin lí, lo scirocco, a sconvolgere gli animi ;
placidi nella Bassa estiva dove l'amata arrivava in bicicletta,
disdegnosa, tra le vacche e gli zingari accampati
- arrivava a dirgli no per sempre -;
e sempre più lontani i cieli, e tanto desiderati,
bianco tra i lapponi, d’argento a Kiev,
di un azzurro immune da putrefazioni a Costantinopoli,
fumante lei, la Grande Prostituta, di fritti e incensi.
Fino all'ultimo cielo,
che non vide per la pioggia incalzante,
a schiaffi, a oltraggi,
e per l'automobile troppo stretta ,
travolta da un camion di sabbia.
E mari.
Poco propizi ai tuffi, al nuoto, ai balzi sugli scogli;
propizi invece alla pulizia,
ai lavacri del corpo e della mente, all'anelito di barche e velieri;
e da cui vengono pescati, in luoghi selvaggi,
ancora pesci rilucenti come terre vergini o minareti;
e sulle cui rive si può scherzare,
con spruzzi fanciulleschi,
con l'amata,
in un capriccio di memorie infantili e letterarie.
E terre.
Coperte di ulivi, mirti, origani; o gonfie di grano
- davanti a cui si medita -;
o nere, laviche, amiche alla lucertola, alla vipera, all'ibisco;
bianche di neve, sotto lo sguardo paziente dell'alce;
o scandite, come una pagina di musica, da fuggenti filari di betulle
- visti dal camion della carne -;
o grigie, con grigie capanne di fango, sotto un azzurro che schiaccia;
e chilometri e chilometri d'asfalto, per anni.
Ma non vide l'autostrada del Sole, quella riga moderna che traversa l'Italia.
E amata, piú di una donna,
l'Italia perchè si ama piú con i piedi, camminando,
che con il cuore..
E genti.
I deformi di Gubbio; i poliziotti delle prigioni svedesi;
i contadini ubriachi dell'Emilia,
che nella piazza del villaggio ballano il valzer e cantano l'Aida;
le madri irose, che sapeva disarmare;
le allegre, rotonde ragazze con cui scherzava;
le attonite brigate di amici ad ascoltarlo
affascinati dalla sua barba incolta, dai suoi occhi alchemici,
dalla sua chitarra;
e le genti di tanti luoghi stranieri, e di tante lingue.
Era la fine degli anni Cinquanta. Uno dei primi hippy a Roma.
In spregio alla scuola e alla società,
girava per via Condotti con una latta appesa a uno spago,
che chiamava «Rifofò»;
e a chi gli chiedeva il perché di quel nome da cagnolino diceva ,
socchiudendo gli occhi:
« Bisogna rifondare il mondo, rifare tutto, rifofare».
Presago forse, bruciava le tappe.
Dopo aver letto, al lume della pila tascabile, Rimbaud e Montale,
era riuscito a organizzare il suo vagabondare:
scriveva note di viaggi e vendeva foto a una rivista geografica.
Dalla tenera, e poi dura amata contadina
e modellatrice di creta della Bassa,
con un singulto sul ciglio strada aveva dovuto prendere commiato;
lui, assuefatto ai commiati :
dal padre e dalla madre morti;
da cani, gatti, merli,canari abbandonati in seguito a quelle morti;
da tanti paesi e genti.
Krusciov sbatteva la scarpa sul tavolo dell'Onu,
Castro era accampato a Harlem.
Si avvicinava la Grande Distensione;
e lui l'aveva anticipata,
viaggiando per l'UnioneSovietica in autostop
e piantando la tenda sotto il Cremlino.
Già prima, oltre il muro di Berlino,
aveva acquistato le opere complete di Goethe e di Schiller.
Faceva parte della Internazionale degli autostoppisti
e dei giramondo di mestiere,
con la nave pirata dell'infanzia,
una poesia di due versi di Ungaretti e il nome di Marco Polo
tatuati sul braccio.
Non aveva voluto leggere Il Capitale.
Si avvicinava il tempo della protesta delle donne.
Lui invece la donna l'amava adorna di fiori, di capelli lunghi,
d’inconsapevoli sogni.
Aveva vestito la giovanissima moglie d' abiti e corpetti colorati;
la fotografava tra le spighe che le adombravano gli occhi di viola;
se la trascinava dietro il suo grandioso e randagio destino,
coprendola come una capra, accarezzandola preziosa,
incredulo alla sua inerme tristezza, gonfia di offese e di stupri passati.
Ma si udiva come un rumore minaccioso,
che si annunciava dal fondo delle strade.
Ancora alcuni anni,
e le piazze avrebbero risuonato di grida
contro la guerra del Vietnam e in favore del Che;
migliaia di giovani avrebbero scoperto la bandiera rossa;
migliaia di fanciulle avrebbero cominciato a pensare ad altro
che agli amori,
non piú indaffarate tra gli elettrodomestici,
ma nemmeno adagiate tra i fiori.
Il grande sogno randagio di ulteriori viaggi,
di custodire appunti curiosi , di fissare in foto la fuggitiva tenerezza,
e ancora di balenici, di colorate stanze immaginose, di bambini, feticci,
strumenti da lavoro e musica,
sarebbe diventato un piccolo fatto.
Alle soglie della sua età adulta e borghese, nel ’61,
la morte lo colse con violenza casuale, in pieno volto,
in una città lontana che in gergo significa «scalogna».
I suoi occhi alchemici si chiusero agli amici,
affascinati ancora dal suo mito, incerti sull'avvenire loro,
e rimasti a chiedersi,anche,
quale sarebbe stato il suo.
da " Arcangelo " di Fabrizia Ramondino
*" Rondini " di Piero Guccione
*
...Infelici Molti Tanti
...Felici Pochi
Ah, Dottori Dottori! alla vostra età!
Ma perché, perché, ma perchè
signori Dottori I.M. dell'Universo
con tutto che
vi addottorate
e vi baccalaureate
e vi improfessorate nelle Università
e la storia e la geografia studiate ,
viaggiate, vi scafate,
le macchine fabbricate
sviscerate la scienza
inventate l'atomica e il volo lunare
però questa primaria lezione dell'esperienza
ancora non la volete imparare?
Ve lo ripeto, o Signori I.M., non c'è verso:
con gli F.P.
non ce la potrete mai spuntare .
Quelli
conoscono il volo
da prima assai dell'aviazione
conoscono la medicina
che guarisce tutti i mali
da prima assai della penicillina
Quelli
sanno la resurrezione dai morti!
Non illudetevi di poterli eliminare.
Magari vi credete d'averli mangiati
quando invece sul più bello
del vostro banchetto rieccoli
che tornano a zompare sui vostri piatti.
Quelli
sono incredibili inconcepibili inammissibili
sono tutti matti.
E non cullatevi nella speranza di poterli Rieducare
indi paternamente legittimare.
Un tale povero ebreo
che con voi Signori I.M.
non ha niente a che fare
ha detto che certi bastardi
sono il sale della terra.
Se voi, signori, liquidate l'amaro del sale,
lo sciapo del nostro alimento
con che lo potremo sanare?
Senza sale, la vita non campa!
Questo piccolo insegnamento
dovreste mettervelo a memoria
perché sarebbe invero
uno sbaglio madornale
la vostra pretesa di guidare la Storia
senza conoscere almeno
qualche primario elemento di storia naturale!
Lasciamo andare.
Ma a parte l'effetto scientifico suicidomicidiale
da imputare alla vostra ignoranza,
quale sarebbe in sostanza l'ideale specifico
della vostra paterna speranza?
Tutti marciare uniti sotto la sigla I.T.
verso l'estremo dì
e lì
compatti e istupiditi
Crepare
Ottimo affare!
Così
sarebbe questo lo slogan sensazionale
della vostra lungimiranza?!
Vi pare questo, a voi, l'obiettivo finale
del grande collettivo mondiale?!
il fiore superlativo della produzione sociale?!
Signori, qui c'è un equivoco.
Meno male però che certe parabole
sono fuori del vostro tiro.
Invano o padri I.M., voi calcolate la mira.
Siccome per la nostra chimica
il sale non si può sciapare,
così quei ragazzi F.P.
non si possono intrappolare.
Evviva!
Quelli
non si lasciano babbare e mammare
come i vostri che si mettono a dormire buoni buoni
sotto i ritratti incorniciati dei padroni
fatti a sembianza
di Madre Regina e Padre Re.
Quelli
non conoscono nè padre nè madre.
Chi nasce a recare l'allegro sale nella terra
Dei padri e delle madri se ne scorda.
Ma tanto, a voi che v'importa?
Si sa, per la vostra guerra
voi contate sulle infelici maggioranze
cioè sulle vostre legittime
figliolanze
a voi sempre ubbidienti perché
da voi già rese dementi.
E in quanto agli altri pochi,
onde ridurre al silenzio
(almeno fino ai loro ritorni)
quei fautori d'allegro disordine
già covate le vostre provviste
di gas e di corda
in attesa della prossima occasione.
Frattanto, badate a confondere
ogni allegra tentazione delle nostre povere menti
coi tristissimi vostri rumori
e cosi vi rifate una base
per i vostri bei tempi.
Nella solita ennesima persuasione
che il sistema funzionerà,
stavolta l'imbroglio vi riuscirà
il vostro regno triste finalmente verrà.
Sarà. Ma attenti signori...
attenti alle sorprese.
Sappiatelo, o padri meschini I.M.
d'ogni paese:
se ancora il corpo offeso dei viventi
resiste
in questo vostro mondo di sangue e di denti
è perché passano sempre
quelle poche voci illese con le loro allegre notizie.
Contro
le vostre milizie sevizie immondizie
imprese spese
carriere polveriere bandiere
istanze finanze
glorie vittorie sciarpe littorie & sedie gestatorie
contro la vostra sana ideologia la vostra brava polizia
ghepeù ghestapò fbi min-cul-pop
ovra rapp & compagnia
e tutta la vostra mortuaria
ci vale solo quell'unica
eterna scaramanzia:
l'allegria degli F.P.
Come vanno i Vostri Reali e i Presidenti
e i Generali e i Rendimenti gli Emolumenti?
Siete contenti dei Vostri Affari?
In Famiglia tutto bene?
La Signora si mantiene?
E la Bomba come va?
La più bella chi ce l'ha?
La Mammà dei Capitali
o il Papa dei Proletari?
Bravi bravi complimenti.
Siete sempre Regolari.
Troppo uguali. Troppo uguali. Troppo tristi
e troppo uguali
troppo uguali e troppo tristi.
Troppo tristi
troppo tristi tristi tristi.
Non vi viene mai lo sfizio di essere meno tristi ?
da "Il mondo salvato dai ragazzini" Elsa Morante
* "Ladri di società" George Grosz
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